Respirazione
“Occorre rinunciare al nostro “istinto riflesso” di intervenire,
Gérard Blitz
di volersi continuamente affermare
di essere protagonisti”
La respirazione è il cardine che congiunge e fonde corpo e mentale.
E’ dunque l’elemento guida della pratica di asana: il movimento fluisce con il respiro, naturale e cosciente. Esso riflette il ritmo profondo del nostro corpo e ci prepara all’immobilità.
Esiste un piano fisiologico della respirazione che è inseparabile dalla colonna vertebrale e dalla libertà di movimento della cassa toracica: se la colonna è in asse, la muscolatura dedicata all’atto respiratorio non si trova già impegnata nella stabilizzazione del rachide ed è quindi maggiormente disponibile per l’inspiro e l’espiro.
Solo in fase di approfondimento introduciamo le modificazioni volontarie della respirazione, questo perché esistono due frequenze che viaggiano in parallelo nel nostro sistema nervoso: una riguarda la volontà, una è involontaria.
La maggior parte delle nostre attività fisiologiche sono involontarie e si svolgono indipendentemente dal nostro controllo.
Noi tendiamo tuttavia ad identificarci con la sfera volontaria, escludendo il resto.
Allenare l’ascolto della pulsazione respiratoria involontaria, ci permettere di apprendere qualcosa su di noi e sul nostro rapporto con la realtà, allentando la stretta di avidya.
Durante la pratica può accadere che la pulsazione respiratoria rallenti. Il grado della nostra presenza influisce su questa cadenza e ha a che vedere con la nostra percezione del tempo, con l’urgenza che il nostro sistema nervoso avverte nel dover fare o non fare qualcosa. Al variare del nostro atteggiamento, varia la cadenza del nostro respiro, e viceversa.
Portarsi in ascolto della propria respirazione fondamentale, ci porta dunque ad esplorare e ad entrare in contatto sia con la nostra fisiologia, sia con la nostra interiorità.