Immobilità
“Allora
s c o m p a r e c i ò c h e c o p r e l a l u c e
In questa immobilità
in questa sospensione
prana circola liberamente”
Gérard Blitz
È il cuore dello yoga: tutto porta all’immobilità, tutto comincia con l’immobilità.
Asana prepara pranayama, pranayama apre lo spazio di dhyana: la progressione è dal grossolano al sottile, dalla periferia al centro, dal moto alla stasi.
La sospensione di tutti i movimenti, corporali, respiratori, mentali in una data posizione del corpo è asana e asana è pranayama: abbiamo solo una posizione e siamo in relazione con una sola cosa, il flusso del respiro.
A questo punto, si apre spontaneamente lo spazio della meditazione: uno stato in cui non vi è separazione fra noi e ciò che ci circonda.
Non possiamo forzarci a stare fermi senza creare una dualità che ostacola proprio quello stato di non separazione che andiamo cercando.
Al contempo occorre ritornare: lo scopo della pratica non è isolarsi in un’estasi separata dalla vita.
Tornare al movimento della dualità è parte integrante della pratica.